Love y’all

red apple on black book
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Il Sud degli Stati Uniti è un altro mondo. Anzi, forse è proprio qui che ci sono i veri Stati Uniti d’America. Noi pensiamo a New York, a San Francisco, a Los Angeles, a Boston…ma è qui, invece, che c’è l’America vera. E in questa roccaforte repubblicana che è il Texas si consuma giorno dopo giorno il viaggio di questo grande popolo.
L’accento originale, quello texano, quello del Sud, è incredibile. Oggi lo riconoscerei in mezzo a uno stadio di gente che urla, perché è bellissimo, musicale, un po’ strascicato, biascicato. E poi c’è questo y’all, che alla lettera significa “voi tutti”. Hi y’all. Ciao a tutti. Love y’all. Vi amo tutti. Quest’ultima frase la dice sempre l’insegnante di algebra di mio figlio ai suoi studenti. Ogni mattina entra in classe con la sua andatura vivace, da ragazzo di 25 anni qual è, e grida:

(lui, il prof) and everyday…:
(i ragazzi, tutti in coro) we do our best!
(e lui, il prof) love y’all

Ora, se io penso ai miei insegnanti, o anche agli insegnanti che ha avuto mio figlio fino alle medie, e me li immagino che entrano in classe saltellando e gridando:

(loro, i prof) “e ogni giorno….”
(i ragazzi, tutti in coro) “diamo il nostro meglio!”
(e loro, i prof) “Vi amo tutti!”

…ecco, rimango come minimo perplessa. Perché la scuola italiana in questo senso ha tutto da imparare da questi maestri della comunicazione che sono gli Americani. Da noi la scuola è fatica, serietà, impegno, per non dire una grande rottura di palle. Se a scuola inizi a divertirti c’è qualcosa che non va e si insospettiscono tutti. Prima di tutto noi genitori, che pensiamo subito che a scuola nostro figlio non combini niente. Finché non li vediamo marcire le ore sui compiti, finché non vediamo le occhiaie nere, i calli della penna sulle dita, i pc accesi fino a sera a fare ricerche e presentazioni non siamo tranquilli. Sì, perché nella Genesi c’è scritto “Tu uomo lavorerai con sudore e tu donna partorirai con dolore”, ma avrebbe dovuto esserci scritto anche “Tu, studente, ti farai un culo così sui banchi di scuola“, allora il cerchio sarebbe finalmente chiuso e tutti, ma proprio tutti, saremmo felici e contenti di fare una gran vita di merda.

Quando Leo ha iniziato la scuola qui, le prime settimane io mi arrabbiavo con lui perché non aveva mai compiti, perché non preparava le lezioni, perché usciva di casa con un sorriso così e da scuola non voleva uscire mai. “Questa scuola è troppo leggera”, dicevo ogni giorno a mio marito. E non ci dormivo la notte. A distanza di un anno ho capito che forse Leo non passa le ore a fare i compiti perché il focus della sua giornata scolastica non è sui compiti. Ma su se stesso. Cosa vuole fare nella vita? Su cosa gli viene più facile concentrarsi? Cosa gli piace studiare? Il lavoro che fanno persone come l’insegnante di algebra di Leo non è solo insegnare le disequazioni, ma entrare nei cuori dei ragazzi e delle ragazze. Aprirlo un po’, quel cuore. Fargli sentire che loro POSSONO. Yes, we can, diceva qualcuno che da queste parti ha avuto un discreto successo. La barriera che i nostri studenti devono sfondare non è quella dell’apprendimento, ma è quella dentro se stessi. E’ una barriera fatta di paure e di incertezze, di “io non ce la posso fare”. E’ una barriera fatta di doveri e punizioni, che qui non esistono, a meno che tu non infranga regole di onestà, di trasparenza, di rispetto per gli altri. E’ una barriera fatta di limiti che i nostri ragazzi si impongono da soli, mentre qui la scuola ti insegna ad abbatterli, quei limiti. La scuola fatta dagli insegnanti che dicono ai loro studenti “Love y’all” è una scuola in cui i ragazzi sanno che il loro unico dovere è scovare il potenziale che hanno. Perché tutti, ma proprio tutti, hanno un potenziale, anche quelli che nelle nostre scuole italiane sarebbero additati come quelli che “tu non combinerai niente nella vita”. E invece no, perché se dai il tuo meglio, se ti ascolti, se fai tacere le paure, quel potenziale un giorno lo trovi. Se smetti di pensare a quanto vanno veloci gli altri e ti concentri su qual è la velocità massima a cui puoi andare tu, stai sicuro che diventerai chi vorrai diventare. E sarai felice di esserlo.
Bye y’all.

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