Fratelli d’Italia

 

art colors conceptual country
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C´è una cosa che mi sfuggiva e che ho realizzato solo oggi.
Da quando sono arrivata ad Austin, ma soprattutto negli ultimi mesi, ho conosciuto una marea di italiani molto speciali. Vengono da ogni parte dello stivale, per lo più si sono trasferiti qui abbastanza da giovani, qualcuno ha fatto questa scelta coraggiosa passati i quaranta, proprio come noi. Vi confesso che sono tutte persone incredibili. Hanno una brillantezza, uno spessore, una forza di carattere e un’intelligenza che raramente mi è capitato di incontrare. Insomma, di solito gli amici te li scegli con cura, li selezioni, li centellini. Qui questa cosa mi capita molto meno, perché è impossibile fare selezione, sono tutti troppo speciali e da ciascuno ho voglia di ricevere qualcosa, perché ognuno di loro ha tanto da insegnare, da dare e da dire. E’ gente incredibile, con delle storie esaltanti alle spalle e un futuro pieno di promesse. Sono uomini, donne, figli e figlie, la crema del nostro Paese, i più fortunati, persone che hanno preso in mano il loro destino per diventarne i padroni.

Non si lascia la propria terra senza soffrire. Quindi sono anche persone che hanno nel cuore quello che si sono lasciati indietro, sanno che la loro scelta ha un prezzo altissimo da pagare. Se ne accorgono soprattutto durante le feste, magari quegli anni in cui non è possibile tornare a casa, o quando un familiare sta male, o un amico avrebbe bisogno e loro non sono lì a tendere una mano.
Questa nostalgia velata, quest’ombra che si portano dietro gli sguardi, li rende umani, diversi dalle macchine da guerra a stelle e strisce che incontro da queste parti. Sono guerrieri, certo, sono forti, hanno costruito il loro nido lontano dai propri affetti, hanno una solida posizione professionale, parlano americano e, a volte, pensano americano. Ma non sono americani e, nonostante molti di loro abbiano anche il passaporto, restano italiani. Italiani molto speciali.

Mi è capitato di leggere spesso che chi va via dall’Italia sta fuggendo. Che è pavido. Che è coraggioso chi resta, non chi va.
A chi scrive queste cose rispondo che andare via è doloroso e apre una ferita che rimarrà per sempre. Le persone che ho conosciuto qui ce l’hanno, anche se ormai è cicatrizzata e non fa più male. Perché loro, secondo me, sono i migliori. Non sono come gli italiani che incontriamo all’estero quando siamo in vacanza, quelli un po’ imbarazzanti, quelli un po’ sguaiati, quelli da tour organizzato. Questi qui sono gli italiani di cui non ci vergogniamo mai. Non lo dico da expat, e quindi non lo dico da persona che si sente parte di questa categoria. Lo dico da spettatrice arrivata qui relativamente da poco, da persona che, a vedere questa grande famiglia di espatriati, si sentirebbe orgogliosa e grata di farne parte. In parte perché vorrei tanto essere come loro, in parte perché sono italiana, e mi dà piacere vedere gente come me venire fin qui a dare un senso alla frase “tenere alta la bandiera”.

Agli italiani che hanno scelto di restare in patria, io dico grazie. Grazie che restate. Grazie perché per molti di voi è una scelta consapevole , esattamente come quella di andarsene. Sappiate che in tutto il mondo, lontano dai vostri confini, a condurre vite diverse, a sognare la terra più bella del mondo – la nostra – ci sono italiani come voi che, con il loro esempio e il loro coraggio, rendono migliore tutto il nostro popolo. Ci sono italiani degni di questo nome che fanno dire a chi li conosce “gli italiani sono gente in gamba” in tutte le lingue del mondo. Senza volerlo, sono tutti ambasciatori della nostra cultura, delle nostre tradizioni e delle radici più sane, più profonde.
L’ha detto, molto meglio di me, anche il nostro presidente, Sergio Mattarella. E se lo dice lui…

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Isa ha detto:

    Credo che sia anche merito degli USA sapere attrarre quel tipo di persone. Di recente ho sbirciato il gruppo di Facebook degli italiani a Los Angeles perché mi era apparsa una notifica che ci aveva pubblicato un mio amico (di recente trasferitosi lì): c’è un abisso con il gruppo di Facebook degli italiani a Buenos Aires. Mi duole dirlo, ma molti italiani che arrivano qui sono poco istruiti, con la valigia di cartone, impreparati non solo all’Argentina ma anche all’emigrazione e alla vita in generale, polemici, complottisti, dispersivi, lagnosi, sgrammaticati e ignoranti. Esattamente la feccia italica da cui siamo fuggiti. Ovviamente ce ne sono anche di preparati, educati, istruiti e alto livello, ma non bazzicano su quei gruppi perché affossati dai primi. Sono cinque anni che sono qui e non frequento nessun italiano: quei pochi che ho conosciuto sono troppo diversi da me.
    Questo solo per dire che se ci basiamo sulla sola nazionalità, qui la pesca è di alghe e non di tonni. 🧐

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  2. Isa ha detto:

    Non c’entra moltissimo, ma ho appena visto questo video su FB e ho pensato al tuo articolo. Darei come titolo a questo mio intervento “E nel mentre, in Italia…”. Confesso di avere provato disagio fisico a guardarlo (per metà, di più non ce l’ho fatta). https://www.facebook.com/emilio.mola1/videos/10219706692566432/

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    1. iomeneandrei74 ha detto:

      Mado’…l’avevo già visto, purtroppo. Eh. Stiamo grattando il fondo del barile…

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