A winter wonderland?

l nostro terzo Natale americano  è arrivato, e quest’anno la discussione è stata piuttosto accesa. Per i primi due non c’è stata partita, in Italia diretti, dal 23 dicembre al 7 gennaio. I biglietti costano sempre uno sproposito, ma su certi temi qui a casa nostra non si bada a spese. Quest’anno, invece, c’è stato dibattito. Non solo tra noi tre, ma anche interiormente, ciascuno con il suo sè, perché il richiamo delle feste si è fatto sentire anche qui.

Innanzitutto il Natale negli Stati Uniti, come forse anche nel resto del mondo animato dal consumismo, inizia a corteggiarti e a gettarti addosso polvere di spirito nataloso già a fine settembre. Il grande magazzino Costco, gigante, ingombrante, esagerato come solo lui sa essere, pianta giù i suoi alberi quando la temperatura da queste parti è ancora sopra i 30 gradi (Celsius). Da lì in avanti è una vera e propria gara a chi sfoggia più luci, appende più palle, attacca più stelle. La competizione si accende (in senso letterale) in tutti i quartieri cittadini e merita una gita turistica. Noi la facciamo, giuro: la sera, all’imbrunire, prendiamo l’auto e andiamo ad ammirare le decorazioni natalizie del vicinato. Quest’anno il premio va a questi signori qui…

casa_natale

Cambiamo genere e parliamo di musica. Da qualche settimana, la mia stazione preferita ha smesso di trasmettere pezzi normali e ha attaccato con una non-stop di stornelli natalizi, e ogni volta che sono in macchina mi partono in testa spezzoni di film, da Harry ti presento Sally a Mamma ho perso l’aereo passando per Jack Frost. Tutto il mio corpo vibra di spirito natalizio, insomma, nonostante il caldo, il sole e l’autunno estivo texano.
Manca il profumo delle castagne, dei camini accesi, manca la nebbiolina la sera, ma qui in Texas è Natale ormai da tempo. La campanella del Black Friday a fine novembre, poi, ti ricorda che è tempo di regali, quindi se anche fossi una di quelle persone che sotto Natale si nasconderebbe in una grotta per uscirne il 7 gennaio, non hai scampo.

Io ho provato a farmi coinvolgere dalla febbre del Black Friday, e l’anno scorso sono andata al centro commerciale di San Marcos, uno dei più grandi d’America. Onestamente ho trovato solo stranieri: sudamericani, asiatici, qualche europeo. Gli americani forse erano tutti su Amazon, quindi quest’anno ho celebrato il Black Friday anche io in pigiama, a casa, acquistando on line. Soldi risparmiati? Nessuno, credo. Al contrario, ho sicuramente speso più di quanto possa permettermi, in perfetto american style. In questo devo dire che mi sono abituata subito, perché non c’è nulla di più appagante, per le mie compulsioni, di spendere anche i soldi che non ho ma che, ottimisticamente, penso che arriveranno un giorno…

A ricordarci che Santa Claus is coming to town, anche qui sono partite le cene per “farsi gli auguri”. Più che altro vanno molto di moda le feste aziendali, quelle lustrini, champagne e foto ricordo, dove tutti sorridono alla vita (e al premio di produzione di fine anno). Non sono il mio genere, perché io preferisco le cene in casa, tra amici. Ma quali amici? Ecco, negli Stati Uniti ci sono due tipi di Italiani: quelli che evitano accuratamente di mischiarsi con i connazionali, e quelli (come me) che frequentano quasi esclusivamente connazionali. Io mi sento proprio come nelle comunità cinesi di Milano, chiuse, intime, ultra-gelose della propria clausura, ultra-conservatrici delle proprie tradizioni. E pensare che un mio commento tipico, quando vivevo in Italia, era proprio “ma come mai i cinesi non si integrano?”.  E oggi sono qui, che guardo il TG di Mentana tutte le sere e che considero una cena pre-natalizia solo se ha: prosciutti e formaggi, prosecco, lasagne, arrosti e, ovviamente, panettone, con e senza uvetta, per i più pignoli.

Nell’era social, non c’è Natale senza Facebook. Ogni giorno i miei amici postano piazza del Duomo a Milano, via Dante, il Castello, tutti rigorosamente illuminati a giorno. A guardare quelle foto mi vengono in mente le passeggiate in centro, con il cappotto e i guanti, la cioccolata calda e le risate, i gossip e le riflessioni sul futuro. Rivedo le foto davanti all’albero di Natale, i sorrisi delle mie amiche, le borse rigorosamente tenute sul davanti, strette tra le mani e chiuse, perché se in piazza Duomo tieni la borsa dietro di te guardando le guglie e le luci, sei proprio un dilettante e meriti che ti freghino il portafogli. E anche il telefono.
Qui ad Austin  non ci sono piazze, proprio no. Però gli alberi di Natale ci sono e, incredibile, puoi passeggiare tra le luci incurante di dove tieni la borsa. Parlando di alberi, dato che “everything is bigger in Texas”

NataleAustin

Atmosfera a parte, il Natale per me è soprattutto ritrovare la famiglia. I cugini, gli zii, gli amici più cari e, soprattutto, i nonni. Quelli che regalano “la busta” ai nipoti, mentre noi genitori protestiamo sempre perché son troppi soldi. Quelli che hanno sempre in casa tutto quello che ti piace (beh, i miei no, ma di solito i genitori/nonni sono così). Quelli che, quando apri la loro porta, li riconosci dall’odore di buono, l’odore di casa. Per noi gente che vive all’estero, la famiglia è quella che ad ogni Natale diventa un po’ più vecchia, perché anche se ti vedi su Skype non è mai come vedersi di persona, contare quelle rughe dal vivo, constatare che i movimenti forse si fanno un po’ più lenti e meno fluidi. La famiglia per noi è quella cosa che ti ricorda che vivere in America è una gran fortuna, sì, ma anche un gran dolore proprio al centro del petto.

Per questo motivo, anche se con un paio di giorni di ritardo, nonostante gli alberi più grandi e le canzoni più belle, le vacanze natalizie anche quest’anno si fanno in Italia.
Dibattito o no, il Natale, quando arriva arriva.

E Merry Christmas y’all!

 

 

 

 

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Isa ha detto:

    Allora buon viaggio!

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  2. ProntaXpartire ha detto:

    Ciao e buon anno!
    I desperate need your help! 😅
    Sarò ad Austin tra qualche mese e già sto sbirciando case/scuole/quartieri ma non mi ci raccapezzo.
    Tu che quartiere hai scelto?
    So che la scelta dipende da scuola, tragitto/traffico per l’ufficio, casa o appartamento eccetera eccetera ma a parte tutto questo ci sono dei canoni di giudizio che io non capisco.
    Pur cercando una casa, escludo la parte più esclusiva come Westlake/Beecave perché non vorrei abitare in un posto molto isolato, mi piace l’idea di incontrare i vicini.
    Per esigenze come le nostre (casa con giardino, buone scuole) parlano molto bene di Round Rock per cui ho cercato qualche immagine del posto e sembra che l’attrazione principale sia un serbatoio. Cioè, ma veramente?

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    1. iomeneandrei74 ha detto:

      Ciao! Io vivo a Westlake perché la high school di zona è davvero la migliore. Non sono posti isolati, secondo me, ma forse Round Rock è un po’ più residenziale. È molto lontana dalla Downtown, non so dove lavorerete, quindi è difficile consigliarti. Perché non mi contatti privatamente? Mi trovi anche su Facebook alla pagina Io ne ne andrei – cronache di una milanese in Texas. Sarò felice di darti anche il mio numero, quando arrivi ti farò da Cicerone e ti darò una mano molto volentieri 🙂

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  3. Prontaxpartire ha detto:

    Corro a scriverti allora! Grazie!

    "Mi piace"

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