Covid-19

field of texas bluebonnet
Photo by nagaraju gajula on Pexels.com

Da un paio di settimane, ma probabilmente da molto prima, è arrivato anche in Texas. E’ arrivato insieme ai bluebonnet, che colorano di blu gli spartitraffico e le aiuole meno interessanti con i loro petali selvatici, unici. Non puoi passare senza fermarti a fotografare questi grappoli di fiori tanto rari quanto fragili, che durano pochissimo, tre settimane circa, per poi farsi attendere per un altro anno. Il Covid-19 è arrivato con loro, sì, ma sicuramente resterà più di tre settimane, e invece di spargere bellezza porterà con sè paura e morte.

Ogni mail di lavoro, ogni saluto, ogni messaggio, da un po’ di tempo terminano con la stessa frase: stay safe. E fa male vedere la vitalità della primavera, la gioia degli adolescenti durante lo spring break, la voglia di vivere di tutti noi, tutto, soffocare sotto questa nube di terrore. Perché abbiamo visto cosa può fare, questo virus. Lo vediamo ogni giorno guardando il TG di La7, lo ascoltiamo nelle parole dei nostri politici, lo viviamo tra le lacrime davanti alle storie dei nostri medici, dei nostri infermieri.

I nostri amici e i nostri genitori sono lì, murati in casa da settimane, nella paura. Persone sempre più vicine a noi si ammalano, finiscono in ospedale e qualcuno non torna a casa. E noi vediamo questa grande nube che si avvicina, che ormai è sopra le nostre teste, fuori dalle nostre porte, nella nostra aria. E quando incrociamo qualcuno per strada creiamo questa distanza, quei due metri, e poi ci guardiamo e ci diciamo “thanks”, perché ci proteggiamo a vicenda, perché potrei averlo io, o potrebbe averlo lui, o lei.

Sì, ancora qui possiamo uscire, anche solo per camminare o correre o fare tutte quelle attività che ci fanno stare bene. Possiamo farlo perché ad Austin la densità di popolazione non è come a Milano, o a New York, quindi quella distanza sociale che può salvarci la vita è più facile da avere. Quindi usciamo, cerchiamo di viverci a piccoli bocconi questa primavera beffarda che, incurante o, forse, anche più felice di prima, si appropria dei suoi spazi con i suoi colori e la sua vitalità.

Nei notiziari americani qualcuno ci prova a dire che “noi siamo più forti del virus”. Ma noi Italiani non ci crediamo, perché da lontano abbiamo visto Milano provare a dire la stessa cosa, ad alzare la testa, bella e coraggiosa, per poi inginocchiarsi di fronte a un mostro più cattivo di quanto sembrasse all’inizio. E l’unica cosa da fare di fronte a questo nemico è chiudere ogni porta e non farlo entrare, perché a volte la natura è semplicemente più forte.

Infatti, la gente qui ha paura. E quando ha paura affolla i supermercati, riempie i carrelli di cibo, di oggetti. Qui in Texas c’è stata anche una drammatica corsa ad armi e munizioni, perché il virus fa paura, sì, ma fanno più paura il disordine sociale, il caos, la mancanza di controllo. Questo è un popolo abituato a pensare che si deve difendere da solo, perché nessuno lo fa meglio, nemmeno lo Stato. Per noi Italiani è una follia, ma per loro i folli siamo noi. Ẽ un fattore culturale, c’è poco da giudicare… E ad ogni modo posso capire il motivo per cui tutti corrono a comprare munizioni ma, per quanto mi sforzi, non capirò mai perché nei supermercati sparisce la carta igienica.

Noi Italiani, comunque, l’angoscia la viviamo due volte: una, per noi, che ora ci troviamo all’inizio di questa curva che andrà sempre più su, perché sappiamo dove va e come salirà. E un’altra per loro, per le nostre famiglie che vorrebbero vederci almeno da una finestra, non dallo schermo di un cellulare. Perché vorremmo essere noi ad andare all’Esselunga con la mascherina a far la spesa per loro. Vorremmo andare noi dal medico a ritirare le ricette, in farmacia a comprare le medicine. Vorremmo avere quel chilometro o due a separarci fisicamente, non questo oceano d’acqua salata.

Sono ore tristi, che si allungano in giornate tristi, che diventano settimane tristi. Ci proviamo, a stringerci tra noi, a trasmetterci ottimismo. Ci proviamo, a tirarci su tra noi, a ricordarci che siamo vivi e che questa cosa finirà. Ma il prezzo che dovremo pagare, quando tutto finirà, sarà alto, il senso di vuoto e di solitudine ci avrà soffocato non i polmoni, ma il cuore, e le lacrime che avremo versato saranno diventate acide e secche. E, a quel punto, non ci saranno nemmeno i bluebonnet a rendere il mondo un po’ più bello e un po’ più blu.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. saluteebene ha detto:

    Bellissime parole come sempre. Io sono qui in Italia e mio padre è in California ma siamo nella stessa barca. Impaurite e lontane dai nostri cari. Forza!

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    1. iomeneandrei74 ha detto:

      Grazie! Un abbraccio

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  2. novecentomilaepiu ha detto:

    quello che mitiga l’argomento pandemia, sono questi fiori stupendi che non conoscevo…
    buon prosieguo!

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    1. iomeneandrei74 ha detto:

      Grazie 😊 Anche a te

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